Turisti nell’Universo ovvero guardare il cielo… con un dito!

Maria Guida

Problema di partenza

Quando introduco un nuovo argomento ai miei studenti mi chiedo sempre “ma perché dovrebbero studiarlo?”
Mi piacerebbe che lo spunto per studiare qualcosa di nuovo potesse venire da un’occasione della vita extrascolastica nella quale lanciare un’esca agli studenti e mettere cosi in moto la voglia di scoprire qualcosa da sé.

Una situazione che mi torna in mente è quella dei viaggi di istruzione che notoriamente possono essere un’esperienza penosa oppure una grande occasione di crescita e di condivisone fuori dall’aula.
Durante i viaggi all’estero ho sempre ammirato la mia collega d’inglese che, anziché insegnare pedantemente faceva notare di tanto in tanto l’uso di un termine, una forma verbale, una frase idiomatica ascoltati per strada. Dopo un po’ erano gli studenti che facevano notare e comunicavano agli altri le loro scoperte linguistiche o chiedevano a lei spiegazioni specifiche. Lei insegnava ad ascoltare anziché solo sentire, io cercavo di insegnare a guardare anziché vedere.

Durante uno di questi viaggi il passaggio della cometa Hale Bopp catturò l’attenzione di tutto il mondo e anche i miei studenti si ritrovarono col naso all’insù durante le passeggiate serali in giro per la città: era il 1 Aprile 1997. Ci trovavamo in Francia e i ragazzi notarono che “la cometa si vede uguale, come in Italia”. Fu l’occasione per insegnare loro a riconoscere Orione, Cassiopea, il Grande Carro, ed alcune stelle molto luminose come Sirio e Arturo.
Pensai che sarebbe stato un buon esordio per insegnare astronomia.

In anni più recenti ho organizzato osservazione notturne del cielo ad occhio nudo e con telescopio, gentilmente messo a disposizione da un’associazione astrofila operante sul territorio, e mi colpì il fatto che i ragazzi immediatamente ebbero l’idea di fare foto della Luna accostando il telefonino all’oculare del telescopio, ottenendo delle foto di imprevedibile qualità.

Pensai che il difetto di queste bellissime esperienze era il loro carattere episodico che li rendeva degli spot luminosi ma poco collegati al resto della didattica e pensai anche che mi sarebbe piaciuto trovare il modo di preparare un’attività che coniugasse l’osservazione diretta del cielo con le nuove tecnologie mobili e con una certa libertà dei ragazzi di apprendere secondo modalità tipiche dei contesti informali ed a loro apparentemente più congeniali.

Con la diffusione dei palmari e degli smartphone e con l’avvento della banda larga flat che ci consente d’essere sempre connessi, finalmente tutto questo è diventato possibile.